VEDIAMO COSA SONO I BITCOIN
Domanda:
Cosa si intende per bitcoin? È davvero una nuova moneta che vale più dell’oro?
Risposta:
Si intende una moneta elettronica creata da una persona con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto nel 2008 e lanciata nel 2009. La nuova valuta ha superato il valore dell’oro! E’ stato scambiato il 2 marzo 2017 a 1.268 dollari, contro i 1.233 per un’oncia d’oro. Ad oggi, 13 dicembre 2017 vale invece 17.023 dollari.
COSA SONO I BITCOIN – LA CRIPTOVALUTA DI CUI TUTTI PARLANO E CHE SPAVENTA I GOVERNI MONDIALI
Cosa sono i bitcoin: criptovaluta
Il bitcoin è una valuta paritaria intesa come mezzo di scambio digitale convertibile e decentralizzata, non controllata da nessuna banca canetrale. La valuta è crittografata in quanto le transazioni risultano anonime e sicure. I pagamenti avvengono spesso con soluzioni basate sul blockchain, una tecnologia che consente il passaggio di informazioni da un punto ad un altro di una rete di computer, in massima sicurezza, trasparenza e anonimato.
Cosa sono i bitcoin: anonimato completo e criminalità
È facilmente intuibile che questa valuta non essendo controllata da nessuna banca centratale e nemmeno da nessun’altra autorità pubblica può essere utilizzata come nuovo potente strumento da parte dei criminali per i loro scopi illeciti. Il rischio che questa valuta anonima sia utilizzata per il riciclaggio di denaro, per il finanziamento in operazioni illecite (terrorismo, compravendita di armi etc.) e per l’evasione fiscale è davvero alto.
Questa nuova valuta è composta da stringhe di codici univoci che hanno valore solo perché gli utenti sono disposti a pagare per acquisirli. Questi codici funzionano come conti correnti ma a differenza dei conti tradizionali non hanno un’intestazione e non contengono alcun dato del cliente che li utilizza. Inoltre il sistema non ha un server o comunque un servizio centralizzato che può tenere traccia dei clienti e delle loro transazioni.
Cosa sono i bitcoin: bitcoin e Bankitalia
A partire dal 2013 Bankitalia ha iniziato a controllare tute le operazioni sospette che potrebbero nascondere gli intenti criminali di utenti dediti soprattutto al riciclaggio. Il sospetto è che queste criptovalute (proprio per il fatto che sono anonime) possono essere usate a livello nazionale ed internazionale per coprire operazioni illecite come sopra riportato. L’unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif) si è così espressa:
“Sono in corso approfondimenti sul potenziale rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo dei Bitcoin – afferma Claudio Clemente, direttore della Uif, durante la presentazione del rapporto – anche in considerazione di alcune segnalazioni di operazioni sospette ricevute su anomale compravendite di tale strumento che si vanno definendo a livello internazionale”.
Nuovamente la Uif nel 2016 nella figura del direttore Claudio Clemente ha ribadito la pericolosità potenziale di queste valute digitali affermando che gli operatori e gli utenti sono di fatto totalmente senza controllo e anonimi lasciando le autorità senza un bersaglio preciso da colpire. Il sistema si è sviluppato sempre più velocemente soprattutto nelle economie emergenti come quella russa e cinese nelle quali c’è stata una forte richiesta. Il sistema si è diffuso in poco tempo grazie alla sua facilità di utilizzo. Infatti può essere utilizzato da chiunque scaricando un software su internet che permette di inviare, ricevere e memorizzare bitcoin alla stregua di un vero e proprio portafoglio online.
Come ha ricordato ancora il generale Screpanti della GDF nell’audizione del 27 aprile 2016, «gli operatori che offrono questo servizio non figurano tra i destinatari della normativa antiriciclaggio non essendo quindi tenuti all’osservanza degli obblighi di adeguata verifica della clientela, registrazione dei dati e segnalazioni di operazioni sospette».
Cosa sono i bitcoin: allarmi internazionali e mancata regolamentazione
L’Autorità bancaria europea, sottolinea come gli istituti finanziari “non dovrebbero acquistare, detenere o vendere” le monete virtuali tipo Bitcoin prima che entri in vigore un regime regolatorio”.
L’EBA (European Banking Authority) ha identificato più di 70 categorie di monete virtuali a rischio potenziale, fra le quali Bitcoin, in circolazione dal 2009, è la più famosa. L’autorità europea ha individuato numerosi fattori di rischio che vanno dalla sicurezza finanziaria al potenziale riciclaggio.
Anche gli organi preposti negli USA hanno inviato un’indagine sui possibili legami tra le società che trattano scambi in valute virtuali e il sito Silk Road bazar online chiuso lo scorso anno perché accusato di traffici illegali sopratutto per la vendita illegale di armi e di sostanze stupefacenti.
Cosa sono i bitcoin: i casi internazionali
Nel 2015 in Virginia USA una persona è stata condannata a 11 anni per aver cospirato per fornire materiale, supporto e risorse all’Isis attraverso il ricorso a Internet. L’indagato ha ammesso di aver usato twitter per fornire consulenza e sostegno a Isis e ai suoi sostenitori. La persona attraverso twitter, forniva istruzioni su come usare bitcoin per mascherare la fornitura di fondi per Isis e aiutava i sostenitori che volevano recarsi in Siria per combattere.
A partire dal 2010 in Italia si stima che siano spariti due miliardi di euro in tre anni nelle rimesse di soldi all’estero da parte dei cittadini cinesi in Italia.
Il Nucleo di polizia tributaria della Gdf ha svelato l’esistenza di una presunta associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio attraverso contraffazione, frode, evasione fiscale, favoreggiamento della prostituzione, sfruttamento della manodopera clandestina. Vengono arrestati 17 cinesi arrestati e sette italiani, 108 indagati (quasi tutti imprenditori) e 2,7 miliardi riciclati, secondo l’accusa, dal 2006.
Qualche mese dopo seguirono altre due operazioni della Gdf: Cian Ba (Diga sul fiume) il 21 giugno 2011 e Cian Ba 2 l’11 luglio 2012. Secondo la pubblica accusa sono 4,5 i miliardi illecitamente trasferiti in Cina, 588 imprese cinesi che hanno accumulato e spedito all’estero proventi occulti per 300 milioni, 24 persone arrestate, 581 persone denunciate. A Milano sono stati indagati anche dirigenti della filiale milanese della Bank of China, la banca di Stato della Repubblica popolare cinese – 14 agenzie di money transfer bloccate, 207 aziende cinesi sequestrate unitamente a 283 beni e 471 automezzi per un valore complessivo di 152 milioni e, il 19 giugno 2015, la richiesta di rinvio a giudizio per 297 soggetti, a vario titolo.
Queste sono solo alcuni dei casi a livello nazionale e internazionale riscontrati a partire dal 2009 e numerose sono le indagini ancora in corso. Bisognerà dunque attendere una regolamentazione in materia e prevedere che gli obblighi in materia di antiriciclaggio possano essere posti anche alle società che trattano criptovalute, analogamente ad altri Paesi, come Francia e Canada, dove una simile equiparazione degli intermediari di criptovaluta ai fornitori di servizi di pagamento è già prevista.



