Cosa accade se prelevi furtivamente qualche euro dalla cassa del negozio in cui lavori come commesso? E quindi commetti un furto sul lavoro?
Non parli con nessuno e speri che il fatto non venga mai scoperto. Passano le settimane e non succede nulla. Alla fine del mese arriva il datore di lavoro il quale ti contesta l’appropriazione indebita, mostrandoti dei video registrati dalle telecamere che hanno immortalato il fatto.
Pensi di poter perdere il posto di lavoro? Dopo poco, ti arriva un preavviso di licenziamento. Il capo ti dà 5 giorni di tempo per difenderti. C’è un modo per contestare il licenziamento per furto di lieve entità?
Furto sul lavoro: sanzioni
Quando si commette un furto sul lavoro vengono lesi due beni giuridici: il primo riguardo naturalmente il patrimonio ed il secondo in merito al rapporto di fiducia che intercorre con il datore di lavoro.
L’orientamento generalmente seguito dalla giurisprudenza è quello di ritenere legittimo il licenziamento per furto di lieve entità. E questo non vale solo nel caso in cui l’addetto sottragga del denaro liquido dalla cassa ma anche quando trattiene nei buoni sconto.
A prescindere dal valore economico dell’entità del danno causato al datore, ciò che ha valore è la gravità della condotta. (Vedi anche che cos’è lo “smart-work“.
Furto ripreso da telecamere
Le videoregistrazioni operate da telecamere sul posto di lavoro possono essere utilizzate dal datore per le contestazioni disciplinari e per i conseguenti licenziamenti. Tale circostanza si verifica solo se l’installazione dell’impianto è concordata con i sindacati.
Spesso vengono utilizzate in maniera arbitraria o comunque difformi dalle regole concordate.
Inoltre, la presenza delle telecamere deve essere comunicata preventivamente ai dipendenti.
Se le predette condizioni sono rispettate, il dipendente filmato dalla videosorveglianza mentre ruba sul posto di lavoro può essere legittimamente licenziato.
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